Celebrity marketing e sonic branding: il caso Just Eat con Christina Aguilera e Latto
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Celebrity marketing e sonic branding: il caso Just Eat con Christina Aguilera e Latto

• 9 min di lettura

Una celebrità può attirare l’attenzione, ma da sola non costruisce una campagna efficace. Per trasformare la notorietà in valore di marca servono un’idea riconoscibile, un ruolo credibile per il talento e un collegamento chiaro con ciò che l’azienda offre. La campagna globale “Did Somebody Say… Just Eat”, adattata in Italia come “Qualcuno ha detto Just Eat”, è un caso utile perché utilizza gli artisti per reinterpretare una piattaforma creativa già esistente.

Nel capitolo con Christina Aguilera e Latto, pop, canto lirico e hip-hop convivono in un mondo visivo volutamente esagerato. Il contrasto tra le due voci crea sorpresa e diventa metafora della varietà disponibile sulla piattaforma: non soltanto piatti tradizionalmente associati al delivery, ma cucine, occasioni e categorie differenti.

Il punto interessante non è l’elenco delle scene dello spot. È il sistema che consente a Just Eat di cambiare protagonisti e stile mantenendo riconoscibile la marca attraverso frase, melodia, tono e promessa.

Una piattaforma creativa, non una campagna isolata

Una piattaforma di comunicazione è un’idea che può generare più campagne nel tempo. Deve essere abbastanza stabile da costruire memoria e abbastanza flessibile da accogliere nuovi messaggi, testimonial, prodotti e mercati.

“Did Somebody Say…” è stata reinterpretata con artisti come Snoop Dogg e Katy Perry prima di arrivare al duetto tra Aguilera e Latto. La struttura rimane riconoscibile, mentre musica, testi e universo visivo cambiano. In questo modo ogni nuovo capitolo beneficia della memoria costruita dai precedenti e, allo stesso tempo, offre qualcosa di inatteso.

Per capire se un concept può diventare piattaforma, è utile chiedersi:

  • può sostenere messaggi diversi senza perdere identità?
  • può essere adattato a più formati e durate?
  • ha elementi visivi o sonori che il pubblico può riconoscere?
  • permette di parlare sia di brand sia di benefici concreti?
  • può evolvere senza dipendere da un solo testimonial?

Una piccola impresa può applicare la stessa logica senza produrre una campagna globale. Una frase, una struttura narrativa, un personaggio o un format ricorrente possono dare continuità a social, advertising, video e materiali offline.

Il ruolo della musica nella memoria del brand

La musica non accompagna semplicemente le immagini: è il centro della campagna. La frase del brand diventa un elemento sonoro ripetibile, capace di essere riconosciuto anche senza vedere logo o confezione. Questo è il principio del sonic branding: utilizzare suono, voce, ritmo e melodia come parti dell’identità.

Un’identità sonora può comprendere un breve logo audio, una firma musicale, una voce, un insieme di suoni per interfacce o una composizione più ampia adattabile. La coerenza è importante, ma non richiede di utilizzare sempre lo stesso brano. Come avviene per un sistema visivo, esistono elementi stabili e variazioni.

Il contrasto tra opera e hip-hop rende il nuovo capitolo sorprendente, ma conserva la struttura musicale associata al brand. La scelta comunica varietà attraverso la forma stessa del contenuto: due mondi differenti possono convivere, proprio come proposte diverse possono trovarsi nella stessa piattaforma.

Christina Aguilera e Latto nella campagna musicale globale di Just Eat
Il contrasto tra pop, opera e hip-hop traduce in musica la varietà dell’offerta che la campagna vuole comunicare.

Come scegliere una celebrity coerente

La popolarità è soltanto uno dei criteri. Un talento deve contribuire al significato della campagna e avere un ruolo che il pubblico possa comprendere. In questo caso le artiste non compaiono semplicemente davanti alla telecamera: interpretano il jingle, portano due generi musicali e rendono visibile l’idea della varietà.

Prima di una collaborazione è necessario valutare:

  • affinità tra immagine pubblica e valori del brand;
  • rilevanza per il pubblico e per i mercati coinvolti;
  • capacità di interpretare il concept, non soltanto di prestare il volto;
  • rischi reputazionali e attività commerciali concorrenti;
  • diritti di utilizzo per canali, territori e durata;
  • disponibilità per contenuti, eventi e adattamenti oltre allo spot principale.

Il costo di una celebrity non termina con il compenso. Produzione, diritti musicali, media, localizzazione, approvazioni e gestione del calendario possono incidere in modo rilevante. Per questo il talento deve avere una funzione strategica misurabile.

Per budget più contenuti, la scelta può ricadere su creator, professionisti, clienti o persone del team. L’importante è che la collaborazione aggiunga credibilità, competenza, intrattenimento o accesso a una community coerente.

La sorpresa deve spiegare qualcosa

Opera e hip-hop sono un’accoppiata inattesa. Ma la sorpresa non è utilizzata soltanto per ottenere attenzione: rappresenta la varietà e la possibilità di trovare opzioni differenti nella piattaforma. Questo collegamento distingue un’idea creativa da una trovata.

Quando si sviluppa un contrasto, ogni elemento dovrebbe contribuire alla promessa. Possiamo unire antico e contemporaneo per raccontare l’evoluzione di un’impresa, artigianato e tecnologia per spiegare un processo, locale e internazionale per mostrare una nuova espansione. Se il contrasto non ha relazione con il prodotto, il pubblico ricorderà la scena ma non il brand.

Un semplice test consiste nel descrivere la campagna senza citare il testimonial. Se l’idea continua a spiegare un beneficio o un posizionamento, possiede una base strategica. Se rimane soltanto “una persona famosa in un ambiente spettacolare”, il legame è debole.

Dalla notorietà alla prova dell’offerta

Lo spot comunica una selezione ampia, ma l’utente deve poterla verificare. La campagna italiana è stata accompagnata da una pagina dedicata con contenuti e piatti presenti nel video. Questo passaggio collega intrattenimento e utilizzo: ciò che appare nello spot può diventare una ricerca o un ordine.

La landing page di una campagna dovrebbe continuare la stessa storia e ridurre la distanza dall’azione. Può includere:

  • una proposta coerente con il messaggio visto nell’annuncio;
  • prodotti, categorie o servizi realmente disponibili;
  • contenuti di approfondimento e domande frequenti;
  • una call to action chiara;
  • un percorso mobile rapido;
  • tracciamenti per misurare provenienza e comportamento.

Se l’utente atterra su una homepage generica e deve ricostruire da solo il collegamento con la campagna, una parte dell’investimento viene dispersa. Creatività, UX e performance marketing devono essere progettati insieme.

Adattare una piattaforma globale al mercato locale

Just Eat Takeaway.com opera con marchi e lingue differenti. Una piattaforma globale deve conservare riconoscibilità e, nello stesso tempo, funzionare nella cultura e nel catalogo di ciascun mercato. Tradurre letteralmente un jingle raramente basta: ritmo, suono, umorismo e riferimenti devono essere adattati.

La localizzazione coinvolge anche offerta, ristoranti, prodotti mostrati, occasioni di consumo, media e call to action. Il nucleo creativo rimane, mentre gli esempi diventano familiari al pubblico locale.

Un sistema efficace distingue tre livelli:

  • Elementi globali: promessa, logo, struttura sonora e codici principali.
  • Elementi adattabili: lingua, cast, testi, piatti, scene e formati.
  • Elementi locali: partner, disponibilità, promozioni e contesto culturale.

Questa disciplina è utile anche per aziende con più sedi o reti commerciali. Il centro fornisce strumenti e regole; i territori aggiungono contenuti pertinenti senza ricostruire ogni volta l’identità.

Un contenuto principale, molti formati

Una produzione importante dovrebbe generare un ecosistema, non soltanto uno spot. Dal film principale possono nascere versioni brevi, verticali, audio, fotografie, backstage, interviste, testi, GIF e materiali per il punto vendita. Ogni formato deve però essere pensato per il comportamento del canale.

Nei social, i primi secondi e la leggibilità senza audio sono essenziali, anche se la musica è protagonista. Nei formati audio, voce e sound design devono rendere comprensibile l’offerta senza immagini. Una campagna outdoor richiede pochi elementi e lettura immediata. La landing page può approfondire ciò che gli altri formati introducono.

Pianificare queste declinazioni prima delle riprese permette di acquisire inquadrature e materiali adatti, riducendo ritagli forzati e nuove produzioni. Un content matrix collega messaggio, pubblico, formato, canale e call to action.

Celebrity marketing e influencer marketing non sono sinonimi

Una celebrity viene spesso scelta per notorietà e capacità di amplificare una campagna; un creator può offrire relazione continuativa, conoscenza di una community e linguaggio nativo della piattaforma. I due ruoli possono convivere.

La campagna principale può costruire memoria di massa, mentre creator locali mostrano usi, categorie o occasioni concrete. Per evitare incoerenza servono un brief centrale, claim verificabili, regole sulla trasparenza pubblicitaria e spazio sufficiente perché ogni persona mantenga la propria voce.

Non ha senso valutare tutti con le stesse metriche. Per la celebrity possiamo osservare notorietà, ricordo e associazione; per i creator anche qualità delle interazioni, traffico, codici utilizzati e conversioni. Il risultato complessivo dipende da come i livelli lavorano insieme.

Come misurare una campagna basata sulla musica

Visualizzazioni e copertura indicano quante persone sono state raggiunte, ma non se la piattaforma ha costruito memoria. È utile misurare:

  • ricordo spontaneo e assistito del brand;
  • riconoscimento della frase o della firma sonora;
  • associazione con il messaggio di varietà;
  • crescita delle ricerche del brand e delle categorie;
  • traffico alla landing page e azioni completate;
  • utilizzo di suoni, condivisioni e contenuti generati dagli utenti;
  • nuovi clienti, frequenza d’ordine e riattivazioni;
  • risultati per mercato, canale e formato.

La distinzione tra brand e performance è importante. Lo spot può aumentare familiarità e predisposizione; search, retargeting e CRM trasformano parte di questa domanda in azioni. Attribuire tutto all’ultimo clic nasconde il contributo della piattaforma creativa.

Come lavoreremmo su una piattaforma creativa in MLoiacono

In MLoiacono partiamo da posizionamento, pubblico e comportamento che la campagna deve attivare. Identifichiamo un’idea capace di durare, definiamo elementi visivi, verbali e sonori e costruiamo regole che permettano alla piattaforma di evolvere.

Possiamo sviluppare concept, naming, identità, contenuti social, video, advertising e collaborazioni con creator. Progettiamo anche landing page, integrazioni e automazioni necessarie per trasformare l’attenzione in contatti o vendite.

Prima della produzione prepariamo formati e matrice dei contenuti; prima del lancio configuriamo tracciamenti e indicatori. In questo modo la creatività non rimane separata dalla customer journey e ogni canale svolge una funzione precisa.

La notorietà funziona quando diventa identità

Christina Aguilera e Latto rendono la campagna spettacolare, ma la continuità è garantita dalla piattaforma “Did Somebody Say…”. Il brand può cambiare artista perché ha già costruito una struttura riconoscibile. È questa la differenza tra affittare attenzione e creare un patrimonio di comunicazione.

Se vuoi sviluppare una campagna che unisca creatività, contenuti e conversione senza dipendere da una singola esecuzione, contatta MLoiacono. Possiamo costruire una piattaforma adatta alla tua identità, al tuo pubblico e ai canali che contribuiscono davvero al risultato.