Brand purpose e storytelling: cosa insegna la campagna IKEA “Do try this at home”
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Brand purpose e storytelling: cosa insegna la campagna IKEA “Do try this at home”

• 7 min di lettura

Le campagne più memorabili non iniziano dal prodotto, ma da una verità riconoscibile nella vita delle persone. Con “Do try this at home”, presentata nel 2024 come prima campagna globale del marchio, IKEA ha trasformato la casa in uno spazio di possibilità: non soltanto un luogo da arredare, ma un ambiente in cui sperimentare, imparare e coltivare passioni.

Il progetto offre un caso utile per comprendere come un brand possa parlare del proprio valore senza costruire una lunga dimostrazione commerciale. Prodotti e ambienti restano presenti, ma sostengono una storia più ampia. Il messaggio diventa così rilevante per il pubblico e, nello stesso tempo, coerente con ciò che l’azienda vende.

L’idea creativa: capovolgere un avvertimento conosciuto

Il titolo riprende la formula “don’t try this at home”, utilizzata per scoraggiare l’imitazione di azioni pericolose, e la trasforma in un invito. Nello spot, bambini e adulti provano attività diverse tra camere, cucine e salotti: musica, gioco, cucina, arti marziali e piccoli esperimenti nati dalla curiosità quotidiana.

Il rovesciamento funziona perché la frase è immediatamente familiare. Bastano poche parole per introdurre sorpresa, tono e comportamento desiderato. Il pubblico comprende l’idea prima ancora che venga spiegata. Questa semplicità è il risultato di una scelta strategica precisa, non della mancanza di profondità.

Un insight collegato alla proposta di valore

L’insight centrale è che la casa può offrire opportunità anche quando il contesto esterno genera incertezza o limita le possibilità. IKEA può sostenere questo messaggio in modo credibile perché da sempre presenta mobili e accessori come strumenti per organizzare e vivere meglio gli spazi domestici. La campagna estende quel ruolo dalla funzionalità all’espressione personale.

Un brand purpose efficace deve nascere da questa vicinanza tra valori e attività. Se un’impresa prende posizione su un tema lontano dal proprio comportamento, il messaggio appare aggiunto. Quando invece prodotto, esperienza e racconto si rafforzano, la comunicazione può essere emozionale senza perdere concretezza.

Il prodotto presente senza interrompere la storia

Nello spot gli oggetti non vengono presentati come in un catalogo. Letti, tavoli, contenitori e ambienti partecipano alle attività dei protagonisti. Il prodotto dimostra il proprio valore attraverso l’uso: sostiene un hobby, rende possibile una scena e contribuisce all’atmosfera domestica.

Questo approccio è utile anche per aziende di servizi. Invece di limitarsi a elencare caratteristiche, si può mostrare cosa cambia nella giornata del cliente: una procedura diventa più semplice, una scelta più chiara, una richiesta più veloce o un’esperienza più piacevole. Le persone ricordano con maggiore facilità una trasformazione concreta rispetto a una lista di funzionalità.

Dalla campagna globale alle culture locali

Una piattaforma creativa globale deve essere abbastanza chiara da mantenere la propria identità e abbastanza flessibile da adattarsi a mercati diversi. La casa ha un valore universale, ma abitudini, dimensioni degli spazi, relazioni familiari, umorismo e sensibilità cambiano. Tradurre soltanto le parole non è sufficiente.

Per una campagna internazionale servono elementi invariabili e componenti adattabili. Concept, promessa e sistema visivo possono restare comuni; scene, esempi, creator, media e riferimenti culturali possono essere localizzati. Senza questa distinzione si rischia di frammentare il brand oppure di distribuire un messaggio formalmente corretto ma poco vicino alle persone.

Cosa può imparare un’azienda da questo caso

Partire da una tensione reale

Un buon racconto nasce spesso dalla distanza tra ciò che le persone desiderano e ciò che rende difficile ottenerlo. La ricerca può partire da interviste, recensioni, conversazioni con il servizio clienti, dati di ricerca e osservazione dei comportamenti. La tensione deve essere specifica: “le persone vogliono stare meglio” è troppo ampia; “vogliono coltivare interessi anche con spazio e budget limitati” offre già una direzione.

Trovare il ruolo credibile del brand

Dopo aver individuato il problema, bisogna chiedersi quale contributo reale possa offrire l’azienda. Il ruolo non deve essere eroico. Può facilitare, organizzare, spiegare, mettere in contatto o fornire uno strumento. Un brand credibile non pretende di risolvere da solo una questione complessa: mostra il valore concreto che può aggiungere.

Sintetizzare la promessa

“Do try this at home” e il payoff “Home can do it” riassumono l’idea in formule brevi, ma la sintesi arriva dopo l’analisi. Una frase efficace deve poter guidare immagini, contenuti, esperienze e azioni. Se funziona soltanto come titolo dello spot, non è ancora una vera piattaforma di comunicazione.

Progettare un sistema, non un singolo annuncio

Il concept può proseguire attraverso tutorial, storie delle persone, contenuti dei creator, iniziative nei negozi, newsletter, guide e pagine dedicate. Ogni formato approfondisce una parte dell’idea e offre al pubblico un modo per partecipare. La ripetizione coerente costruisce memoria; la semplice duplicazione dello stesso video su tutti i canali genera invece saturazione.

Come svilupperemmo una piattaforma creativa in MLoiacono

In MLoiacono iniziamo collegando comunicazione e obiettivi aziendali. Analizziamo pubblico, posizionamento, offerta, concorrenti e materiali esistenti. Cerchiamo le domande e le tensioni che il brand può affrontare con autorevolezza, evitando di costruire messaggi soltanto sulla base di una tendenza.

  1. Ricerca: raccogliamo segnali da clienti, mercato, ricerche e conversazioni.
  2. Strategia: definiamo problema, pubblico, ruolo del brand e comportamento desiderato.
  3. Concept: sviluppiamo l’idea centrale e verifichiamo che sia semplice, distintiva e adattabile.
  4. Sistema visivo e verbale: stabiliamo tono, messaggi, immagini, ritmo e regole d’uso.
  5. Ecosistema digitale: colleghiamo campagna, sito, social, advertising, email e automazioni.
  6. Produzione: creiamo i formati necessari con una gerarchia coerente.
  7. Misurazione: osserviamo attenzione, comprensione e azioni generate.

La landing page deve continuare la storia

Quando una campagna suscita curiosità, molte persone cercano il brand o visitano il sito. La pagina di destinazione non dovrebbe interrompere il racconto con una struttura generica. Titolo, immagini e tono devono confermare la promessa; i contenuti successivi possono mostrare esempi, prodotti, idee e modalità di partecipazione.

L’invito all’azione deve essere proporzionato. Per alcuni progetti sarà un acquisto; per altri una guida, un appuntamento, una configurazione o l’esplorazione di una collezione. Anche velocità, accessibilità e resa mobile fanno parte della campagna: un’esperienza digitale fragile contraddice il valore comunicato dallo spot.

Misurare significato e risultato

Visualizzazioni e copertura mostrano quanto lontano sia arrivato il messaggio, ma non dicono se sia stato compreso. Ricerche del brand, visite alle pagine, completamento dei video, contenuti salvati, commenti e analisi delle conversazioni possono indicare se l’idea ha generato interesse e memoria. Le azioni sul sito e i dati commerciali permettono poi di valutarne il contributo al business.

È utile verificare anche quali elementi vengano ricordati. Se il pubblico apprezza lo spot ma non lo associa al marchio, la creatività non ha costruito valore sufficiente per l’azienda. Se comprende la promessa ma non trova un percorso per agire, manca il collegamento tra comunicazione ed esperienza.

Errori da evitare nello storytelling di marca

  • Scegliere un tema emotivo che non ha relazione con prodotti e comportamento aziendale.
  • Confondere la semplicità del messaggio con una promessa generica.
  • Lasciare il prodotto fuori dal racconto oppure inserirlo in modo forzato.
  • Tradurre una campagna globale senza adattarla al contesto locale.
  • Investire nello spot e trascurare sito, social e punti di contatto successivi.
  • Usare dati di ricerca soltanto come decorazione creativa.
  • Misurare la notorietà senza verificare comprensione, associazione e azioni.

Un’idea forte deve poter diventare esperienza

“Do try this at home” funziona perché trasforma una frase conosciuta in un invito coerente con il ruolo di IKEA. La casa non viene mostrata come uno spazio perfetto, ma come un luogo vivo in cui gli oggetti aiutano le persone a fare qualcosa. Il prodotto sostiene la storia e la storia rende più evidente il valore del prodotto.

È il principio che applichiamo nei progetti MLoiacono: trovare un’idea credibile, darle una forma riconoscibile e costruire intorno a essa un percorso digitale completo. Lo storytelling non serve a rendere più bella una campagna; serve a rendere comprensibile il posto che il brand può occupare nella vita del cliente.